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Conosci te stesso?
Per diventare qualcuno è necessario conoscersi, rendersi cioè esattamente conto delle proprie possibilità, dei propri valori intellettuali e morali ed anche delle proprie manchevolezze e dei propri errori. Solo questa conoscenza ci può rischiarare il cammino che dobbiamo percorrere nella nostra vita, ci rivela qualità pregevoli intrinseche alla nostra natura che rimarrebbero, se inesplorate, latenti ed inoperose, col rischio in seguito di atrofizzarsi, definitivamente, senza azione ed espressione di sorta. La scoperta del nostro io profondo è quindi un risultato della nostra intima saggezza. Occorre innanzi tutto essere sinceri, di quella sincerità cristallina la cui luce sicura ci guida infallibilmente nel nostro itinerario di ricerca e di esplorazione. Poi entra in gioco un sagace intuito che ci deve rassicurare o meno sulle possibilità di impiego e di successo che hanno o non hanno le attitudini che sono state da noi rintracciate e svelate. Per ultimo scatta in noi la volontà di mettere in opera sul terreno reale e positivo dell'esistenza le nostre energie con perseveranza e con fiducia in noi stessi. In tal modo si plasma la nostra personalità. Non è arrivato a penetrare se stesso fino in fondo nel suo io interiore, a volte buio e recondito, colui il quale paragonandosi al suo vicino di casa, al suo vicino di banco, al suo compagno di studio, trasportato dall'amor proprio, conclude dicendo di essergli molto superiore in tutto e per tutto. E' questo un accecamento di orgoglio, che spegne in lui alcuni germi di spiritualità che potrebbero domani, crescendo, costituire un sacro patrimonio di virtù e di umanità. E' una mancanza di sincerità, una forma di debolezza, un'eccessiva pericolosa indulgenza nei riguardi dei nostri difetti per cui, per dirla con le stesse parole del Vangelo, siamo disposti a vedere la pagliuzza nell'occhio del compagno e non la trave nel nostro. Riconoscere i propri torti, se ne abbiamo, la nostra inferiorità, se siamo inferiori, è già un principio di vera e fruttuosa sapienza, una dimostrazione di energia morale. Ci vuole un atto di coraggio per conoscere e riconoscere i nostri difetti. Ma siamo certi che con questo abito morale e mentale, se tra i difetti riusciremo a scorgere anche qualche buona qualità, avremo la prontezza di valorizzarla, di coltivarla come fa l'agricoltore quando ha selezionato una semente che subito la sparge in un terreno fertile, la difende, quando è germogliata dalle erbe maligne e in tal modo si accaparra l'esito di un buon raccolto. Così con questa particolare coltivazione delle nostre energie che sono proprio nostre, solo nostre, paragonandoci al vicino potremo gioire di avere qualche «rosa di positivo e di concreto da contrapporre ai meriti di lui personali e concreti. E non avremo più né l'orgoglio che gonfia, né l'invidia che ci intorbida lo sguardo, né la gelosia che ci rode il cuore. Saremo tutti una grande famiglia, ciascuno consapevole dei propri pregi ma anche dei propri difetti e quindi con maggiore capacità di giudizio. |
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